Sinus pilonidalis

Il sinus pilonidalis o cisti sacrococcigea consiste nella formazione di una cavità pseudo cistica che si sviluppa nel tessuto sottocutaneo della regione sacro coccigea dovuta alla formazione di un granuloma, più o meno infetto, da peli inclusi. Il sinus pilonidalis  colpisce in genere soggetti giovani, con rapporto tra maschi femmine di 3:1.

Queste cisti si formano in regione sacrale tra lo strato adiposo cutaneo e la fascia muscolare. Contengono peli formati,da cui il nome di sinus pilonidalis (nidus pilorum). Perché questo si verifichi è determinante una azione di sfregamento delle natiche con conseguente incarnamento dei peli. Queste cisti, sottoposte a microtraumi continui come nella posizione seduta (Jeep disease o malattia delle jeep dei soldati americani) finiscono con l'andare incontro ad una infiammazione cui può seguire la formazione di un ascesso. L'ascesso tende a svuotarsi del pus percorrendo un tragitto neoformato detto fistola che parte dall'ascesso e sbuca in uno o più orifizi cutanei posti nel solco intergluteo.

La malattia pilonidale può manifestarsi in 3 modi:
1)Nella fase iniziale è costituita da una piccola tumefazione poco dolente del solco intergluteo che può accompagnarsi a uno o più orifizi cutanei contigui dai quali possono affiorare ciuffi di peli.
2) Nella fase di ascesso che insorge per la infezione della cisti da parte dei batteri della pelle si verifica una tumefazione che aumenta di volume, diviene intensamente dolente e con cute arrossata. L'ascesso può aprirsi spontaneamente o richiedere l'incisione chirurgica.
3)Nella fase di fistola pilonidale è presente la cavità cistica che comunica con l'esterno attraverso uno o più orifizi cutanei, nel solco intergluteo, dai quali fuoriesce continuamente o a intermittenza un liquido siero purulento giallastro
La diagnosi è semplice e si effettua con la semplice visita chirurgica.
Terapia: Nella fase di ascesso è necessaria un'incisione chirurgica per permettere la fuoriuscita del materiale purulento. Il semplice drenaggio dell'ascesso risolve momentaneamente la suppurazione ma  è seguita sempre da recidiva o dalla formazione della fistola. Per evitare questo è possibile in certi casi praticare un intervento chiamato marsupializzazione.

Il trattamento radicale della cisti pilonidale consiste nella ampia asportazione in blocco del granuloma, comprendente i suoi tragitti fistolosi e la cute soprastante. Questo intervento comporta la creazione di una ampia ferita chirurgica che arriva, in profondità, al piano presacrale. La tecnica cosiddetta aperta prevede la guarigione della cavità residua per seconda intenzione, cioè si caratterizza per una chiusura spontanea della ferita in un periodo variabile che può arrivare fino a 3 mesi. La tecnica cosiddetta chiusa comporta la sutura della ferita diretta o mediante lembi di scorrimento, garantendo una guarigione più rapida (circa 15 giorni). Tuttavia il decorso post-operatorio si caratterizza per la presenza di un maggior dolore e soprattutto per un'elevata percentuale di ascessualizzazione che richiede la riapertura della sutura con guarigione per seconda intenzione.
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LA NOSTRA TECNICA
Nonostante gli evidenti disagi causati da questi interventi e da numerosi altri ancora più complicati via via messi a punto nel tempo, le recidive della malattia sono sempre molto frequenti
Per questo motivo, ritenendo ingiustificato penalizzare i pazienti con degenza, dolore postoperatorio, lunga inabilità, numerose medicazioni ed altri disagi, a fronte di una malattia benigna che non richiede una radicalità come fosse un tumore, utilizziamo una tecnica conservativa che viene praticata in anestesia locale e ambulatorialmente.
L’intervento consiste nella asportazione dei soli orifizi, nella accurata pulizia della cavità con rimozione dei peli e del tessuto flogistico. La sua durata è di 15 – 20 minuti e la dimissione immediata. Nel decorso postoperatorio il paziente può svolgere da subito ogni tipo di attività, comprese quelle sportive, senza alcuna restrizione. Non sono necessarie medicazioni. La recidiva può insorgere in circa il 10% dei casi, al pari di tutte le altre tecniche.

 


Dopo l’intervento sarebbe opportuno mantenere depilata la zona circostante il solco intergluteo per evitare la caduta e il deposito dei peli  per evitare che la malattia si ripeta nelle porzioni non interessate dall'intervento.