Fistole anali

Numerose testimonianze, colte attraverso documenti storici, ci narrano l’impegno profuso nel tempo dai chirurghi per trattare nel migliore dei modi quella che rappresenta una delle più temibili patologie appartenenti alla proctologia: la fistola perianale. La fistola perianale è caratterizzata  dall’elevato rischio di recidiva della malattia e di insorgenza dell’incontinenza anale post chirurgica. La fistola perianale altro non è che una comunicazione che si instaura tra il canale anale e la regione perineale attraverso cui fuoriescono le secrezioni prodotte dal tessuto infiammatorio che genera questo percorso. La comunicazione esistente tra canale anale e cute perianale, impegna le strutture muscolari sfinteriale e, in ragione della quantità di muscolo impegnata dal tragitto, si distinguono fistole perianali superficiali, con minimo impegno muscolare, trasfinteriche, con medio impegno, ed extrasfinteriche, il tragitto sovrasta la struttura muscolare. Esistono attualmente in letteratura, numerose tecniche chirurgiche per il trattamento delle fistole. Ciò perché nessuna delle tecniche esistenti, esaudisce quelli che sono gli obiettivi così detti ideali possibilmente da raggiungere:  curare la fistola evitando il rischio che possa recidivare ed il rischio di incontinenza anale da lesione chirurgica degli sfinteri. Una nuova tecnica lascia intravedere nelle sue potenzialità il possibile raggiungimento di questi obiettivi. Si tratta della L.I.F.T. technique, acronimo perLigation of Intersphincteric Fistula Tract che significa legatura del tratto intersfinterico della fistola; con questa tecnica, si isola la parte di fistola che impegna lo spazio esistente tra sfintere anale interno e sfintere anale esterno si lega e la si seziona interrompendo appunto il tragitto fistoloso.
Il vantaggio della tecnica chirurgica è quello di preservare gli sfinteri, che non sono minimamente intaccati, e di permettere l’asportazione di una cospicua parte del tragitto fistoloso e dall’interruzione dello stesso molto a ridosso del canale anale : in questa maniera la riduzione del rischio della recidiva e dell’insorgenza dell’incontinenza anale è evidente e notevole. altri vantaggi sono rappresentati daNumerose sono le casistiche di pazienti affetti da fistola perianale trattati con la tecnica L.I.F.T. esistenti in letteratura. L'intervento viene praticato ambulatoriamente, generalmente in anestesia locale, dura circa 30 minuti, non comporta dolore postoperatorio (per l'assenza di ferite nel canale anale), non necessita di medicazioni postoperatorie e consente una pronta ripresa di tutte le atttività.
Da qualche anno questo è l'intervento di scelta nella nostra attività, riservando gli interventi più invasivi a pochi casi, nei quali è indispensabile rimuovere sia la fistola che le ghiandole anali responsabili dell'infezione, pur nel rispetto dell'integrità dell'apparato sfinteriale. (fistulectomia sec. Parks)