Emorroidi

Il sostantivo “emorroide” fu coniato più di 2400 anni or sono dallo stesso Ippocrate in riferimento ad un sanguinamento anale di tipo venoso.
La patologia emorroidaria è largamente diffusa nei paesi industrializzati, nei quali si ritiene colpisca almeno il 50 % degli ultracinquantenni.
Trattandosi di una patologia estremamente diffusa, assolutamente benigna, dobbiamo riservare il trattamento chirurgico ai casi non rispondenti alle misure mediche e dietetiche ( in particolare la correzione della stipsi ), ed ai pazienti che realmente ne facciano richiesta.
E’ bene precisare che il plesso emorroidario ha nell’individuo sano un ruolo fisiologico, in quanto contribuisce a mantenere la pressione sfinterica a riposo, protegge il complesso muscolare durante l’evacuazione e forma uno strato comprimibile che permette la completa chiusura dell’ano. I cuscinetti emorroidari costituiscono pertanto il perfezionamento del meccanismo della continenza, nella misura del 15%  secondo gli studi sulla composizione della pressione basale del canale anale . Ma perché ciò avvenga è necessario che i cuscinetti emorroidari mantengano la loro sede anatomica normale, in corrispondenza dei due terzi superiori del canale anale. Quando, per il deficit dei meccanismi di fissazione, sotto la spinta della defecazione il plesso si disloca al di sotto della linea pettinata, si verifica la stasi ematica con l’edema e le erosioni, cioè i fenomeni che sono alla base della sintomatologia.
Sembra logico che un intervento che debba porre rimedio a tale situazione miri alla correzione del prolasso, riposizionando i cuscinetti emorroidari nella loro sede anatomica, piuttosto che alla loro escissione; quest’ultima è invece alla base degli interventi tradizionali,  con tutti i disagi e le possibili complicanze ad essi correlati ( dolore, lunga convalescenza, emorragie, stenosi, incontinenza).
Anche gli interventi di più recente introduzione, che mirano ad una riduzione del prolasso mediante escissione mucosa e sutura circolare meccanica, sono gravati dalle medesime complicanze (quella emorragica in percentuale notevolmente più alta) ed altre peculiari della metodica in quanto legate alla deiscenza della anastomosi ed alla susseguente infezione con conseguenze talora assai gravi e in qualche caso letali.
L’emorroidopessi dearterializzante con HPS ( Hemor Pex System ) è stata studiata per soddisfare gli obiettivi di una moderna chirurgia della malattia emorroidaria: semplicità, rapidità, assenza di dolore, assenza di ricovero, ripresa immediata delle normali attività, assenza di potenziali complicazioni gravi.
L’intervento consiste nel riposizionamento dei cuscinetti emorroidari nella loro sede anatomica  mediante suture che determinano una plicatura della mucosa e la contemporanea legatura dei rami terminali dell’arteria emorroidaria superiore.
Questo comporta contemporaneamente una riduzione del prolasso, dapprima per la plicatura della mucosa e successivamente per la formazione di una cicatrice che ancora nuovamente la mucosa alla sottostante muscolatura, ed una decongestione con conseguente riduzione della emorragia.
Viene effettuato utilizzando un anuscopio operativo rotante studiato appositamente ( HPS ): esso è costituito da una parte fissa, che resta a contatto con l’anoderma e la mucosa sensibile del canale anale, e da una rotante che comprende la finestra operativa attraverso la quale vengono effettuate le suture.
La rotazione, comandata dalla ghiera situata all’imboccatura dell’anuscopio, riguarda solo la parte operativa che non è a contatto con la mucosa sensibile, e non tutto lo strumento, rendendo così agevole, rapida ( 15 – 20 minuti) ed indolore l’esecuzione dell’intervento, che può avvenire anche senza anestesia.
L’intervento è ambulatoriale, la dimissione avviene dopo 30’, la ripresa delle attività è pressoché immediata.
L’emorroidopessi dearterializzante con HPS ( Hemor Pex System )  è stata messa a punto 10 anni fa dal dott. Sias ed ha attualmente una crescente diffusione sia in Italia che all'estero.